MINI MOTO CINESI, LA FABBRICA CHE NON C’È

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In Cina, all’interno del settore dell moto, accadono molto strane cose. Tutto è partito dalla visione di un catalogo di mini-moto di una decina di pagine e una trentina di modelli, da qui la curiosità di mettermi in contatto con l’azienda produttrice.

La “fabbrica” si presentava come un capannone vuoto, con una piccola parete alla quale erano fissate una serie di cassette di plastica contenenti viti, rondelle, molle, dadi, e alcuni attrezzi generici (chiavi, cacciaviti, etc.), nulla che facesse pensare alla produzione delle mini-moto che avevo visto sul catalogo. La sensazione di essere nel posto sbagliato mi ha accolto anche nel visitare gli uffici, lo show-room e il dormitorio dell’azienda, che si trovano in una palazzina nelle vicinanze del laboratorio. Dopo aver conosciuto il titolare, la prima domanda che mi è sorta spontaneamente è stato domandargli dove fossero le linee di produzione.

Mi viene risposto che abbastanza genericamente che non è necessario avere una produzione di questo tipo per le mini-moto, ma che è sufficente avere il personale specializzato e che non è neanche necessario tenere a magazzino i componenti, dato che con qualche telefonata li si può far arrivare in breve tempo. Con il titolare ci siamo diretti a visitare una fiera di minuterie mettalliche e durante il tragitto ho potutto approfondire e toccare con mano il mondo della produzione di queste mini-moto. Ho scoperto infatti che esistono un grande numero di aziende dedicate all’assemblaggio di questi prodotti partendo dai singoli componenti.

Questi pezzi singoli (dai fanali alle ruote) sono, a loro volta, prodotti da una ulteriore serie di imprese che collaborano ad uno stesso modello di mini-moto, e così via. Predendno a prestito un modo di dire, una vera e propria catena produttiva “a scatola cinese”. Oltre alle aziende più grandi, come quella dell’imprenditore che mi stava accompagnando, esistono anche negozi che assemblano da soli le proprie moto e che, quando le richieste, soprattutto dall’estero, sono consistenti, si appoggiano ad altre ditte e fornitori più organizzati, in grado di garantire la produzione di grossi numeri. Ho avuto un esempio di quest’ultima eventualità proprio mentre stavo tornando verso la fabbrida dell’imprenditore che mi stava accompagnando. Durante il tragitto, infatti, gli è arrivato un ordine di una certa consistenza di scooter e mini-moto. Allora lui ha cominciato a chiamare i fornitori e organizzare la produzione per soddisfare l’ordine. Quando siamo arrivati alla sua azienda, abbiamo trovato un fermento di attività: stavano arrivando i primi fornitori con i componenti e si rano già radunati una trentina di operai. Durante l’assemblaggio, si è creata una totale e assoluta confusione. I componenti venivano scaricati dove capitava, senza una logica precisa, gli operai non lavoravano in linea ma a gruppi di 2-4 persone (a seconda della grandezza del veicolo da montare). Il lavoro procedeva in maninera abbastanza approssimativa, ma il ritmo era notevole: in tre ore avevano montato una quanrantina tra quad e mini-moto, tutte parcheggiate nel cortile che funge anche da magazzino. Infine il monento del collaudo, che consiste in un rapido giro di prova per controllare se il veicolo sta insieme e non fa rumori strani. Dopodichè il prodotto è pronto. Come dicevo all’inizio, succedono strane cose nelle fabbriche cinesi di mini-moto.

Francisco Liu Ka Leong – redazione Alessandro Bratus

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